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L’attaccamento: cos’è e perché è così importante?
15/12/2016
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A cura della Dott.ssa Lorenza Furlan, psicologa psicoterapeuta.

L'attaccamento è il comportamento che si manifesta in una persona che consegue o mantiene una prossimità nei confronti di un altro individuo, chiaramente identificata, ritenuta in grado di affrontare il mondo in modo adeguato.

Un po' di storia...

Negli anni Ottanta la concezione del bambino cambiò notevolmente grazie ai contributi dell’Infant Research, una prospettiva teorico- empirica che attribuì ai bambini nuove competenze comunicative e sociali, sostenendo l'esistenza in loro di una precoce motivazione a stabilire relazioni diadiche ed a raggiungere una reciprocità relazionale.
Nuova attenzione venne rivolta all’interazione tra madre e bambino ed alle competenze emotive del bambino sin dai primi mesi di vita. Venne così superata una concezione autistica del bambino, considerato in precedenza come un narcisista, concentrato sui suoi bisogni.
Si sviluppò in conseguenza una diversa modalità di compiere ricerche nella psicologia dello sviluppo: si doveva da questo momento in poi non solo focalizzarsi sul bambino, bensì includere nelle osservazioni anche la madre (o la persona che se ne occupa "caregiver") e la relazione caregiver-bambino: questo perché il bambino nutre aspettative nei confronti del caregiver, è predisposto a sintonizzarsi con lui e risente della sua inespressività.

Anche Stern (1985) descrisse un bambino precocemente capace di interagire attivamente con l’ambiente circostante e di attivare scambi con la madre, all’interno di un sistema interattivo caratterizzato da sincronia, reciprocità e intenzionalità: il bambino dialoga con la madre dai primissimi momenti di vita, utilizzando un canale non verbale.
Gli schemi interattivi precoci che risultano da queste interazioni sono chiamati “involucri proto-narrativi”, poiché contengono gli elementi di una narrazione, come la trama, la sequenza di eventi, l’obiettivo. Codificati e archiviati dal bambino, essi formano una memoria implicita ricca di prototipi di interazione, sequenze tipiche che verranno poi estese anche alle relazioni successive influenzando il funzionamento affettivo e sociale della persona.

In tempi più recenti Trevarthen (1998) evidenziò come il bambino, a due mesi, stabilisca con la madre “protoconversazioni” faccia a faccia, formate da sorrisi, vocalizzazioni e imitazioni delle espressioni mimiche ed emotive: questa “intersoggettività primaria” ha funzione di regolazione emotiva ed è basata sulla capacità innata del bambino di intuire le intenzioni comunicative degli interlocutori e sulla loro responsività verso il bambino.

l'attaccamento
"è parte integrante del comportamento umano dalla culla alla tomba. " J.Bowlby

Beebe e Stern (1977) hanno però sottolineato la possibilità che, nel corso dell’interazione, il ritmo condiviso tra bambino possa essere interrotto, determinando un fallimento dell’interazione, a cui seguono però tentativi di riparazione. Se alle rotture seguono le riparazioni o quantomeno i tentativi di riparazione, il bambino si formerà uno schema di relazione che può attraversare momenti di difficoltà, ma vengono affrontati e superati, dunque sviluppa la fiducia che dopo l’incomprensione, sarà ripristinata la condivisione affettiva. Anzi, una quota lieve di rotture consente di vivacizzare la relazione, poiché un rispecchiamento perfetto e costante potrebbe risultare intrusivo e impedire al bambino di emergere e differenziarsi. Il livello ottimale di coordinazione interattiva non è quindi quello perfetto, ma quello che prevede sia una prevalenza di scambi sintonizzati, sia alcune interazioni interrotte e poi riparate.

Come avviene l'attaccamento?

Lo sviluppo del bambino avviene entro una cornice costituita dalla “relazione di attaccamento”, formulata da John Bowlby alla fine degli anni Sessanta.
Di formazione etologica, medica e cognitivista Bowlby osservò che nei cuccioli di uomo, come negli animali, si manifesta una tendenza radicata biologicamente a stabilire una relazione preferenziale con la figura di accudimento: il neonato la insegue, è confortato dalla sua vicinanza, la cerca in momenti di stress. Le mamme attente riescono a scorgere questi comportamenti nel proprio bambino.

L’attaccamento è il rapporto con la figura di accudimento primaria, la quale fornisce una “base sicura” (Bowlby ’69) da cui il bambino può allontanarsi per esplorare con fiducia l’ambiente e a cui sa di potersi rivolgere quando incontra un ostacolo.

Per approfondire...

  • Mary D. Ainsworth, Modelli di attaccamento e sviluppo della personalità, Raffaello Cortina, Milano 2006.
  • John Bowlby, Attaccamento e perdita 1, Bollati Boringhieri, Torino 1999.
  • John Bowlby, Attaccamento e perdita 2, Bollati Boringhieri, Torino 2000.

Un bisogno per la sopravvivenza

La figura di attaccamento non fornisce soltanto cure strumentali come nutrizione, protezione dal freddo, ma anche sicurezza, comprensione, calore fisico. Il nutrimento non è infatti l’unico bisogno per la sopravvivenza, ma si rivela di vitale importanza la presenza di figure amorevoli che forniscano anche una stimoli e affetto.

Nei suoi esperimenti con i macachi Harlow mise in evidenza i disastrosi effetti della deprivazione e l’importanza dell’amore e dei caregiver per un sano sviluppo del bambino non solo dal punto di vista affettivo.

Ogni bambino stabilisce una specifica relazione di attaccamento in base alla disponibilità del caregiver. Per studiare i modelli di attaccamento che i bambini stabiliscono con il genitore durante il primo anno di vita, Mary Ainsworth nel '69 ideò la Strange Situation Procedure: un’ osservazione strutturata, per bambini tra i dodici e i diciotto mesi.

In essa i fattori di stress ambientale e situazionale attivano i pattern di attaccamento, consentendo di valutare: se un bambino tollera l’allontanamento della madre ed ha fiducia nel suo ritorno; se in caso di rifiuti rispetto alle sue richieste di aiuto, sappia provvedere autonomamente a risolvere le sue difficoltà, senza contare su un sostegno esterno; se finisca col “disattivare” il sistema di attaccamento, iper-attivando quello di esplorazione.

Ricerche successive condotte da Lyons-Ruth e collaboratori negli anni ’90 su soggetti appartenenti a gruppi ad alto rischio sociale e con figure genitoriali incoerenti nella loro funzione di cura e accudimento hanno portato all’identificazione, sia nell’infanzia che nel periodo prescolare, di modelli d’attaccamento atipici, ovvero insieme di comportamenti messi in atto dai bambini in situazioni stressanti.

Valutare l'attaccamento

Il professionista può avvalersi di diversi strumenti per svolgere una valutazione sul grado di attaccamento del bambino alla madre, ma anche viceversa.
Essa può risultare importante al fine di svolgere un ‘intervento mirato ed efficace sulla diade in un’ottica di promozione del benessere e di sostegno alla genitorialità.
Può essere particolarmente significativa anche in seguito, nel periodo scolare del bambino, quando ad esempio il bambino potrebbe monifestare scarsa socialità verso i coetanei e sentirsi in disagio, oppure per bambini che hanno subito lutti, traumi o abusi, così da valutare l’impatto disorganizzante di queste esperienza sulle relazioni e sullo sviluppo stesso del bambino.

Valutare l’attaccamento può essere utile in ambito peritale, per ottenere ulteriori indicatori in previsione di valutazioni dell’idoneità genitoriale o mediazione familiare in caso di separazione o divorzi.

Un ulteriore ambito d'applicazione può essere la psicologia della coppia, poiché i modelli di attaccamento interiorizzati e riproposti nelle relazioni successive, incluse quelle con il partner, possono essere uno strumento utile per chiarire quali siano le dinamiche e le scelte intraprese dalle coppie.

In conclusione

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