Valutare le competenze genitoriali: cosa, come e perché…
14/12/2016
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A cura della Dott.ssa Lorenza Furlan, psicologa psicoterapeuta.

Come professionista mi viene a volte richiesto di valutare le competenze genitoriali per l’affidamento dei figli minori. Questo accade non solo nelle cause di separazione e divorzio, ma sempre più spesso anche quando si vogliono comprendere le fragilità della figura genitoriale che magari non otterrà l'affido esclusivo del figlio. Questo genitore andrà quindi aiutato e supportato nel dare una giusta qualità al tempo che trascorrerà con il figlio.

Cosa dice la legge?

La legge 8 febbraio 2006 n. 54, ha introdotto nel diritto di famiglia un modello generale dei rapporti dei genitori con i figli minorenni.
Anche in caso di separazione dei genitori viene riconosciuto il diritto del figlio minorenne a:

  • un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi così da ricevere da entrambi cura, educazione ed istruzione
  • conservare rapporti significativi con ciascun ramo genitoriale

Le mie valutazioni sono quindi intese a soddisfare sia il diritto del minore alla bigenitorialità che il dovere-diritto dei genitori ad assolvere ai loro compiti.

Non si tratta solo di valutare le capacità potenziali di ciascun genitore rispetto agli specifici bisogni del figlio quanto di:

  • accertare in concreto la capacità di assolvere i compiti parentali
  • disegnare conseguentemente il progetto dell’affidamento condiviso o esclusivo, che comprenderà il collocamento del figlio, i tempi e le modalità della sua presenza presso ciascun genitore, il modo con cui ciascuno di essi deve ( se deve) contribuire al mantenimento, alla cura, all’istruzione, ed alla educazione della prole.

I criteri per l'affido

Il tema dei criteri di affidamento dei figli è ampiamente trattato
nella letteratura straniera e italiana, con indicazioni specifiche e puntuali.
Gli autori sono pressoché concordi nel ritenere la valutazione della genitorialità un'attività di diagnosi complessa, che deve tener conto di diversi parametri: i genitori, il bambino e la loro relazione.
Ad esempio Camerini G.B. nel 2006 ha proposto di utilizzare come criteri prioritari:

  • l’“accesso” all’altro genitore, individuando gli elementi di cooperazione e disponibilità, o viceversa, le difficoltà sostanziali dell’altro genitore a partecipare alla crescita e all’educazione dei figli;
  • la qualità della relazione di attaccamento (“genitore psicologico”);
  • l’attenzione ai bisogni reali dei figli;
  • la capacità da parte dei due genitori di attivare riflessioni ed elaborare significati relativi agli stati mentali dei figli ed alle loro esigenze evolutive (“funzione riflessiva”).

Cosa dovrebbe fare un "buon genitore"?

Secondo Bornstein M.H. la “capacità genitoriale” corrisponde ad un costrutto complesso, non riducibile alle qualità personali del singolo genitore, ma che dipende anche da: un’adeguata competenza relazionale e sociale;
dai bisogni stessi e dalle necessità particolari dei figli in base ai quali il genitore attiva le proprie qualità personali.
Il parenting si propone quindi come una competenza articolata che richiede ai genitori di rispondere su quattro livelli:

  • nurturant caregiving: esigenze primarie (fisiche e alimentari)
  • il material cargiving: preparare, organizzare e strutturare il mondo fisico del bambino
  • il social caregiving: attuare comportamenti che coinvolgano emotivamente i bambini in scambi interpersonali
  • il didactic caregiving: utilizzare strategie per stimolare il figlio a comprendere il proprio ambiente.

Le situazioni di rischio

E' possibile dire in sintesi che siamo in presenza di un rischio per il minore quando vi sono:

  • situazioni di pregiudizio rispetto alla salute psicofisica del minore
  • situazioni di abbandono e decisioni in merito alla perdita della potestà ed alla messa in adozione
  • situazioni di separazione dei genitori e valutazione dei criteri di affidamento.

In casi simili si fa ricorso ad una valutazione psicosociale generale della capacità genitoriale, che considera:

  • a condizione di pregiudizio in cui può venirsi a trovare un minore
  • il suo stato di benessere o disagio, fino ad arrivare all’abbandono
  • la maggiore idoneità dell’uno o dell’altro genitore separati a prendere con sé stabilmente il figlio.

Parlando di “condizioni di pregiudizio” o “disagio” è facile intuire che non sono solo i comportamenti e le dinamiche genitoriali e familiari a poter rappresentare un fattore di rischio per il benessere dei minori. Come evidenziato dal modello process-oriented (adattato da Di Blasio P.) possono influire fattori socio-familiari in senso più ampio: coppia, bambino, fratria, amici, lavoro, famiglia estesa, ambiente fisico e salute, servizi e risorse della comunità, condizioni economiche e familiari, supporti del governo.
Le reciproche interazioni tra questi fattori condizioneranno più o meno intensamente il funzionamento genitoriale effettivo.

Quali strumenti utilizzare?

In situazioni delicate e rischiose si preferisce far ricorso a strumenti che si soffermano sul valutare nei genitori:

  • il supporto sociale e capacità organizzativa: capacità di promuovere, accompagnare e sostenere i processi di sviluppo e di socializzazione e di adattamento all’ambiente esterno (coping)
  • la protezione: capacità di proteggere e di tutelare il bambino nell’ambiente familiare, scolastico e sociale
  • il calore e l'empatia (care): capacità di riconoscere i bisogni emotivi/affettivi del figlio e di fornire i supporti necessari.

Che cosa viene chiesto ad un genitore?

Per comprendere al meglio la situazione familiare possiamo rivolgere ai genitori alcune domande di cui queste sono solo un rapido esempio, utile a far capire la delicatezza e la difficoltà della valutazione.

  • Si occupa di seguire/di far seguire il figlio nei compiti scolastici (negli apprendimenti prescolastici)?
  • Cerca di dare al figlio consigli/ istruzioni su come bisogna comportarsi con le altre persone al di fuori della famiglia?
  • Prende qualche iniziativa per evitare problemi e difficoltà di integrazione del figlio nell’ambiente scolastico e sociale?
  • Esercita un controllo sulle abitudini e sui ritmi di vita/sulla igiene e sulla salute del figlio?
  • Collabora con l’altro genitore nella gestione educativa del figlio?
  • Cerca di evitare che il figlio assista a liti/scene di violenza in famiglia?
  • Riesce ad ascoltare il figlio (a rendersi disponibile) se le appare triste, o arrabbiato?

Cosa sono le osservazioni complementari?

La valutazione delle capacità genitoriali deve essere completata ed integrata da altre due osservazioni ad essa complementari:

  • una valutazione del funzionamento psicologico e relazionale del genitore e del funzionamento familiare
  • una valutazione del funzionamento psicologico e relazionale del figlio.

Senza dilungarci molto,la prima si focalizza su elementi come le capacità riflessive del genitore, l'eventuale presenza di patologie psichiatriche ed il livello di integrazione della famiglia; la seconda valutazione valuta fra le altre la qualità del funzionamento psicologico del minore ed il suo pattern di attaccamento.

In conclusione

Nella speranza che questo breve articolo possa essere utile a chiarire che lo psicologo non lavora per screditare uno o l’altro genitore, ma nell’ottica della tutela del minore, desidero rivolgere un ringraziamento sentito all’équipe con cui lavoro ed in particolare al Dottor Francesco Randon che con me si occupa di questo delicato tema.

Se avete dubbi, curiosità o desiderate informazioni più dettagliate scrivetemi a

furlan.lorenza(chiocciola)gmail.com

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