Quanto siamo dipendenti dal cellulare?
15/01/2020
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Nella società odierna siamo sempre più connessi l’uno all'altro tramite cellulari, computer e dispositivi interattivi. La tecnologia ha eliminato le barriere dello spazio, portando ad avvicinare e a connettere le persone tra di loro. Siamo diventati una generazione social che condivide ogni aspetto della vita.

Lo strumento che ci aiuta maggiormente in queste operazioni è il Cellulare, il nostro “terzo braccio”:  ci accompagna in ogni momento della giornata e ci aiuta ad organizzare ed a gestire ogni momento della vita, dal lavoro (con le agende, le sveglie) ai momenti di svago (con i giochi, le fotocamere).
Ad oggi lo smartphone è utilizzato sia da adulti che da bambini.

Ma oltre a svolgere una funzione di comunicazione il telefonino assolve tre funzioni psicologiche:
1. Regola la distanza nella comunicazione e nelle relazioni.
2. Rappresenta un mezzo per gestire la solitudine e l’isolamento.
3. Costituisce un mezzo per vivere e dominare la realtà.

Lo sviluppo tecnologico ha portato con sé la nuova malattia del secolo: la Nomofobia o Sindrome da Disconnessione.
Il termine è composto dal prefisso anglosassone abbreviato "no-mobile" e dal suffisso fobia (paura) e si riferisce al timore ossessivo di rimanere fuori dal contatto di rete mobile, di non essere raggiungibili al cellulare.

Sempre più spesso la dipendenza dal cellulare può evolversi in una dipendenza patologica, con sintomi molto simili all’attacco di panico.
Prova a pensare a come ti senti quando ti accorgi di averlo dimenticato a casa.

Le caratteristiche riportate dalle persone colpite da nomofobia sono:
paura di rimanere con la batteria scarica o che non prenda fuori casa,
- forte angoscia 
- il bisogno di mantenere il cellulare sempre acceso 
- sentimenti di rabbia, disagio e insofferenza.

E’ importante valutare quanto queste emozioni possano inficiare l'ambito lavorativo/scolastico e sociale dell'individuo, ponendo particolare attenzione ai giovani: essi possono sviluppare comportamenti di isolamento, di perdita di interesse, sbalzi dell’umore, ossessività nel controllare le notifiche e altre attività che possono portarli a uno stato di distrazione e improduttività.

Per questa nuova dipendenza una delle possibili fonti di aiuto è la terapia cognitivo-comportamentale, allo scopo di rinforzare la motivazione del paziente e renderlo gradualmente capace di mantenere l’astinenza dal cellulare, con compiti che richiedono il sostegno dell'intera famiglia.

Ad oggi gli studi su questa nuova dipendenza sono ancora agli inizi e ne sappiamo ancora poco.
Ci auguriamo che per la sua complessità ( è una tipologia multifunzionale che interessa molti aspetti) e possibile potenziale diffusione, la ricerca sulla Nomofobia venga presto intensificata.

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