I disturbi psicosomatici: quando il disagio grida per essere ascoltato
28/05/2020
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«È più importante sapere che tipo di persona abbia una malattia, che sapere che tipo di malattia abbia una persona»
Ippocrate (460 a.C. - 377 a.C.)

Fino a pochi decenni fa, il nostro modo di pensare il rapporto tra mente e corpo era fortemente influenzato dal pensiero Cartesiano e dal suo dualismo ontologico. Cartesio suddivise la realtà in res cogitans e res extensa: con la prima intese riferirsi alla realtà psichica, con la seconda alla realtà fisica. Quindi nel suo modo di descrivere il mondo esiste una netta differenziazione tra tutto ciò che è mentale (e riguarda la psiche) e tutto ciò che è fisico (e riguarda il corpo).

Al giorno d’oggi invece, queste due entità spesso considerate come separate, sono pensate nuovamente come parti interdipendenti e in rapporto tra loro, un insieme integrato in cui la mente rappresenta una complessa funzione del nostro corpo, sul quale operano fattori biologici, psicologici e sociali.

Se questo nuovo tipo di consapevolezza si sta sempre più facendo strada nelle discipline scientifiche e in quelle di cura della persona, il pensiero cartesiano risulta ancora fortemente radicato in noi e nel sentire comune: tendiamo ad identificarci maggiormente con la nostra mente piuttosto che con il nostro corpo, tanto che a volte accettiamo più facilmente un disturbo di natura fisica rispetto ad uno di natura psicologica.

Non è raro infatti che si tenda inconsciamente a preferire di spostare e trasferire sul corpo (o su una parte di esso) ciò che è ci difficile affrontare direttamente: lo spostamento in direzione della corporeità trasforma la difficoltà in un qualcosa che possiamo affrontare dall’esterno, con una cura, un farmaco o un intervento medico, evitando così i vissuti emotivi scomodi che possono essere alla base della manifestazione somatica.

Il sintomo “fisico” può essere vissuto dalla mente come un qualcosa che ci serve per proteggerci dal dolore psicologico, un compromesso accettabile con un costo relativamente basso rispetto ad una sofferenza emotiva che risulta essere meno controllabile. E’ proprio questo uno dei meccanismi alla base dei disturbi di somatizzazione che risultano essere molto più frequenti di quanto immaginiamo.

I disturbi psicosomatici

sintomi fisici che potrebbero essere ricondotti ad un disturbo organico in assenza di una condizione medica che confermi questa ipotesi: quante volte ci capita di attraversare un periodo di forte stress e notare che il nostro stomaco continua a farci male?

  • Disturbi dell’apparato gastrointestinale: quali nausea, meteorismo, vomito, diarrea, colite, ulcera, gastrite, intolleranza a cibi diversi;
  • disturbi dell’apparato cardiocircolatorio: quali aritmia, ipertensione, tachicardia;

  • disturbi dell’apparato urogenitale: quali dolori e/o irregolarità mestruali, disfunzioni dell’erezione e/o dell’eiaculazione, anorgasmia, enuresi

  • disturbi dell’apparato muscolare: quali cefalea, crampi, torcicollo, mialgia, artrite;

  • disturbi della pelle: quali acne, psoriasi, dermatite, prurito, orticaria, secchezza cutanea e delle mucose, sudorazione eccessiva;

  • disturbi pseudo-neurologici: quali sintomi da conversione come alterazioni della coordinazione e/o dell’equilibrio, paralisi o ipostenie localizzate, difficoltà a deglutire, afonia, cecità, sordità, diplopia, amnesie;

  • disturbi del comportamento alimentare: quali anoressia, bulimia, binge-eating.

Perché si sviluppa un disturbo psicosomatico?

Il disagio psicologico, se considerato intollerabile o troppo difficile per essere gestito dalla persona, può essere represso dalla nostra psiche attraverso strategie che preservino la nostra stabilità. Si parla in questo caso di un meccanismo di difesa che elimina dalla nostra coscienza gli affetti, le emozioni e i contenuti non tollerati e li rispedisce nel nostro subconscio.

Purtroppo per noi però, questo meccanismo è tanto efficace nel breve periodo quanto fallace se lo consideriamo in un arco di tempo più lungo. I contenuti rimossi infatti pian piano troveranno sempre un modo per esprimere la loro energia. Dobbiamo infatti immaginare la nostra parte inconscia come un vaso che, se continuamente riempito senza la possibilità di essere svuotato, prima o poi traboccherà. Un modo in cui questa energia repressa può essere sublimata è attraverso un disturbo psicosomatico, grazie al quale la persona trova una strategia per esprimere un disagio che prima veniva verbalmente taciuto perché impossibile da esprimere.

Diversi sono i motivi per i quali una persona può far fatica ad esprimere la propria sofferenza: difficoltà a contattare la propria interiorità, difficoltà a decifrare un particolare contenuto emotivo, difficoltà o paura a gestire la propria debolezza eccetera.

 

Il paziente psicosomatico

Una persona che sta vivendo simili problematiche presenta solitamente:

  • Deficit di mentalizzazione e scarsa competenza introspettiva: la mentalizzazione è quella funzione mentale che si sviluppa in tenerà età nel rapporto con il nostro caregiver (solitamente la madre) e che ci permette di decifrare le nostre emozioni e quelle altrui;

  • Deficit della funzione simbolica: sviluppata anch'essa nell'infanzia è la funzione che ci permette di dare un nome, un simbolo, un significato alle nostre immagini interne in modo da poter essere comunicate;

  • una prevalente centratura sulla realtà esterna e sul pensiero concreto: vengono tralasciati di fatto tutti i cambiamenti che avvengono dentro di noi nel momento in cui viviamo la realtà esterna;

  • Inibizione dell’immaginazione.

Cosa possiamo fare?

E’ importante imparare a conoscere di più noi stessi e a capire quali sono le nostre dinamiche interne. Se per alcune persone questo è un processo relativamente semplice, per altre può essere più difficile. In questo caso sarebbe consigliabile contattare un professionista, che le aiuti a prendere contatto con la loro identità e funzionamento interno, rendendo più agevole la gestione di particolari situazioni di sofferenza.

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