Come ci comportiamo con un bambino oppositivo-provocatorio?
09/08/2021
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Oggi mi prendo qualche minuto per rispondere ad una domanda che mi viene rivolta spesso:
cosa faccio con mio figlio, dottoressa?

I bambini oppositivi sono quelli che mettono più a dura prova la nostra pazienza e con i quali facciamo più fatica a rapportarci, a controllare le nostre emozioni e più in generale  ‘educare’.

E sono i loro comportamenti a metterci in crisi.

Ma chi sono davvero questi bambini?

I manuali ci dicono che sono bambini che utilizzano frequentemente “modalità di comportamento negativistiche, provocatorie, disobbedienti e ostili nei confronti delle figure dotate di autorità”.

Detto più semplicemente, mettono costantemente alla prova i nostri limiti, non ascoltano le nostre richieste e le ignorano. Ci fanno arrabbiare e cercano con noi il conflitto: dulcis in fundo e per rincarare la dose, capita che  rifiutino anche di essere rimproverati per le marachelle combinate.

Possono diventare ostili nei confronti degli altri, si tratti di noi genitori o dei loro coetanei: disturbando deliberatamente o aggredendoci verbalmente. Fortunatamente è raro però che passino sul piano fisico.

Ma perché si comportano così?

Come dico sempre ai genitori che arrivano da me per una consulenza, E’ di fondamentale importanza sgomberare il campo dall’idea che il bambino si comporti intenzionalmente questo modo. Non lo fanno in maniera deliberata o di proposito e non possiamo quindi ritenerli responsabili dei loro comportamenti.

Le ragioni vanno ricercati in fattori di varia natura che possono predisporli a manifestare questo tipo di difficoltà. Esse sono:

  • Fattori biologici: sono legati all’attività del Lobo Frontale e possono determinare una scarsa capacità di controllo e di regolazione delle azioni; bassi livelli di serotonina ed alti livelli di testosterone possono inoltre influire sull’irrequietezza e l’aggressività del bambino.
  • Fattori familiari: il verificarsi di un episodio depressivo nella madre, in compresenza con l’utilizzo di coercizioni e una ridotta presenza di interazioni calorose e affettive; l’abuso di sostanze da parte di uno dei genitori; la mancanza di un comportamento coerente dei genitori, con un continuo e imprevedibile alternarsi di grandi manifestazioni d’affetto a momenti di indifferenza glaciale; uno stile di relazione coercitivo, con un attaccamento insicuro ambivalente/resistente.
  • Fattori ambientali: lo svantaggio socio-economico del nucleo familiare ed i modelli aggressivi proposti e trasmessi dal mondo degli adulti.

E’ doveroso precisare che questi fattori (presenti a volte solo in parte e con differenti gradi d’intensità) costituiscono degli elementi di rischio, ma che la nostra capacità di attivarci e migliorare le nostre modalità di relazione col bambino può creare grandi cambiamenti e miglioramenti.

In ultima analisi, i comportamenti del bambino sono dovuti a delle difficoltà metacognitive: non avendo sviluppato una consapevolezza adeguata degli stati mentali dell’altro, il bambino fatica a comprendere quali siano i bisogni e le emozioni della persona con cui entra in relazione, quindi risponde con azioni inappropriate, disturbanti e aggressive.

Teniamo quindi a mente questo per poter vedere con occhi nuovi e valutare diversamente le prossime interazioni che avremo col bambino.

Cosa possiamo fare?

Una volta compreso che il comportamento del bambino non è volontario e con la consapevolezza che il problema è modificabile e controllabile, possiamo iniziare col tenere a mente questi semplici accorgimenti:

1. evitare modalità comunicative aggressive e violente: rispondere alle provocazioni in questo modo infatti attiva un loop negativo nel quale il genitore ed il bambino entrano in competizione ed esacerbano il livello di conflitto

2. lavorare per obiettivi, dandoci delle priorità: saranno molti i comportamenti che vorremo correggere nel bambino, ma potremo intervenire solo su alcuni per volta, a partire da quelli più problematici.

3. evitare i castighi e possibili fonti d’umiliazione.

Quali strategie seguire?

1. Miglioriamo il rapporto col bambino e utilizziamo il gioco

Che si tratti di educare a scuola o del nostro ruolo di genitori, la relazione e le modalità che utilizziamo sono come sempre le nostre risorse più efficaci.

E’ fondamentale quindi assicurarci di costruire (o consolidare) un rapporto di fiducia, proponendo al bambino le regole da assimiliare ed i compiti da svolgere attraverso modalità giocose e ludiche come ad esempio il role-playing. Simulare le situazioni reali consente al bambino di apprendere e sperimentarsi, agevolando la sua capacità di comprendere le conseguenze delle proprie azioni e le richieste ed i bisogni dell’altro.

2. Rinforziamo i comportamenti positivi piuttosto che sottolineare quelli negativi

3. Adottiamo un sistema a premi e ricompense: guadagnare punti attraverso il compimento di piccole azioni quotidiane consentirà al bambino di raggiungere dei piccoli premi ed al tempo stesso ci consentirà di indirizzarlo verso quei comportamenti obiettivo che ci siamo prefissi di fargli acquisire

4. Attenzione coi castighi: è sempre meglio valutare con attenzione quando introdurre una punizione, ricordandoci di riprendere i comportamenti non adeguati (quelli più gravi) evitando situazioni umilianti per il bambino, magari sospendendo un “premio” o ricompensa nell’immediato verificarsi (se fattibile) dell’azione sgradita.

Per affrontare al meglio le difficoltà che incontri col bambino puoi fissare una consulenza con me chiamandomi al numero 333 - 2347294.

Dott.ssa Lorenza Furlan