Qualcosa è cambiato: il disturbo ossessivo compulsivo
18/04/2022
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Alcune pellicole ci danno la possibilità, nei limiti del possibile, di capire, osservare ed “entrare nel vivo” di tematiche di un certo spessore, più serie e di difficile comprensione, quali ad esempio i disturbi mentali.

In Qualcosa è cambiato” Jack Nicholson interpreta Melvin Udall, uno scrittore newyorkese di romanzi rosa schiavo di pensieri, ossessioni, compulsioni e rituali che costellano l’intera sua giornata. Melvin è razzista: detesta omosessuali, neri, ebrei, cani e vecchiette.

Simon, il suo vicino di casa omosessuale, è un noto pittore che subisce un’aggressione violenta. Per pagare l’assistenza sanitaria sperpera tutto il suo enorme patrimonio e, durante la convalescenza, è costretto ad affidare il suo cagnolino Verdell a Melvin.

Carol, una donna single che vive con la madre e il figlio debole di salute, fa la cameriera nel locale preferito di Melvin si reca quotidianamente per mangiare. Un giorno Carol è costretta a rimanere a casa col figlio e rinuncia ad andare al lavoro: questo episodio sconvolge le abitudini e la routine di Melvin, spingendo il protagonista a far visita alla donnna per capire la motivazione dell’assenza. Pur di riavere la sua cameriera preferita in servizio, lo scrittore invia a casa di Carol il suo medico personale con l’ordine di prendersi cura e far guarire il piccolo, senza badare a spese.

Nel frattempo Simon, ormai ridotto sul lastrico, cade in uno stato depressivo che gli impedisce di dipingere. Melvin comincia a diventare una persona importante e ricorrente nella sua vita, essendosi affezionato al cagnolino Verdell. I due uomini alternano scontri, seguiti da parole pesanti, a momenti di confidenza. Di qui si innescheranno una serie di vicende esilaranti ed al tempo stesso tragicomiche, che hanno stimolato qualche riflessione.

 
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Una diagnosi per Melvin

Quando parliamo di “ossessione” ci riferiamo a pensieri intrusivi che procurano a Melvin timori e forti ansie.

Le “compulsioni” invece rappresentano comportamenti ripetitivi o azioni mentali che il soggetto si sente obbligato a mettere in atto, in risposta a un’ossessione o per osservanza a regole che devono essere applicate rigidamente.

Potremmo quindi con le dovute aprossimazioni formulare una rapida diagnosi del buon Melvin, come se fosse venuto davvero a trovarci nel nostro studio.
Per soddisfare una diagnosi effettiva di disturbo ossessivo compulsivo è necessario che vi siano alcuni elementi, denominati “criteri” in gergo tecnico, che è possibile reperire all’interno del manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM 5).

Vediamone alcuni cercando di utilizzare qualche scena del film per capire meglio.

Ossessioni o compulsioni?

A. Presenza di ossessioni, compulsioni o entrambi
In Melvin è possibile notare la presenza di ossessioni e compulsioni quando, ad esempio, chiude la porta di casa con lo stesso numero di mandate, ripetute più volte e verifica la chiusura di cui non è mai completamente sicuro. Ha una preoccupazione eccessiva per l’ordine (notare la disposizione dei libri, dei dischi e dei fogli sopra la scrivania) la pulizia, il perfezionismo (es: scena in cui prepara la valigia per il viaggio con il vicino di casa e Carol) e il controllo. Ha paura dei germi e del contagio, si lava le mani e l’intero corpo con acqua bollente uper disinfettarsi, utilizza la saponetta una sola volta e poi la getta nel cestino. Fuori casa indossa dei guanti per proteggersi dal contatto e cammina senza mai calpestare le fughe del rivestimento del selciato. Mangia abitualmente in un ristorante vicino a casa, usando le proprie posate di plastica usa e getta riposte in un sacchettino di plastica.

 

Disagio e vita quotidiana

B. Le ossessioni o compulsioni fanno consumare tempo o causano disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti.
Melvin lavora da casa e questo potrebbe andare a sua vantaggio per una serie di motivi. I rituali gli portano via parecchio tempo durante la giornata, accendere e spegnere la luce cinque volte, così come chiudere la porta a chiave, le docce molto lunghe ed altri dettagli che avrete sicuramente notato nel film. Camminare per strada risulta essere un’impresa difficile (deve evitare la gente e le fughe del rivestimento del selciato) e spesso il protagonista evita alcuni luoghi proprio per queste ragioni. Altra scena emblematica del suo disagio è la scelta di acquistare una giacca nuova piuttosto che utilizzarne gratuitamente una a prestito dal locale per poter entrare in un ristorante a cena con Carol.
C. I sintomi ossessivo-compulsivi non sono attribuibili agli effetti fisiologici di una sostanza (per es., una droga o un farmaco) o a un’altra condizione medica.
Melvin non assume droghe e farmaci, e nemmeno psicofarmaci, anzi a detta sua odia le pillole.

 

Dietro la simpatia che Nicholson ha saputo ispirare si nasconde nel personaggio un vissuto di difficoltà e amarezza che ci spinge ad apprezzarlo ancora di più.

La redazione